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martedì 18 ottobre 2011

E TU, Conosci I Tuoi Obiettivi?



Ormai sento le voci. 
E più prendo il largo, più attorno a me creo interesse. Curiosità, mi pare più adatto. Anche se, alla fine, è ciò che ho sempre indotto, suscitato nelle persone che ho incontrato e che mi hanno ascoltato. Se qualcuno commette l'errore di prendermi sul serio, ahi! quel qualcuno ne deve pagare il pedaggio... Ho un arsenale ben fornito io, e una polveriera addirittura inesauribile. Qui ormai è tutto confuso col mio viso. 

Butto baci.  Passo con la macchina, e mando baci a chi incrocio. Certo, penseranno che sono pazzo... MA QUELLI SONO BACI VERI. Un giorno, forse, chi li ricorderà se ne intenerirà. Chi impazzisce, ha trovato un rifugio. Finalmente un traguardo ha arrestato la sua folle corsa. Da bambino vedevo la pazzia come una cosa riservata ai grandi, agli adulti... E' arrivato il mio momento di diventare adulto. Il mio modo unico di stare tra gli altri. 

Mentre ti scrivo, la mia mente è proiettata verso una esperienza che ho fatto lo scorso uic end: una specie di seminario dove tutti erano abbronzati, vestiti come Lord Brummel, scarpe di legno e si appaludivano tra loro per qualsiasi minchionata sparassero...
Sarebbe del tutto inutile descriverti il mio atteggiamento all'interno di quella convention... 

Però tra i vari deliri, devo ammettere si siano dette delle cose estremamente vere, legate alla postura, sia fisica che mentale, e agli obiettivi, senza i quali, di qualsivoglia natura essi siano, è impossibile prendere in mano la situazione e andare avanti. Non del tutto negativo, quindi. Anzi. E in questi due giorni, dopo soprattutto, quando me ne sono tornato a casa, ho riflettuto parecchio. 

Mi mancano gli obiettivi? La risposta è: SI'!! Mi mancano eccome! Pensavo di averne, ma non era vero. O meglio, credo di averne come chiunque altro, ma per qualche oscura ragione li ho seppelliti, occultati qualche metro sotto terra, e finto di avere superato il "problema". 

Quello che adesso dovrò, vorrò fare, sarà prendere una buona vanga, e scavare nello stessa zona, nello stesso punto dove, ormai parecchi anni fa, ho seppellito me stesso. Quello che spero, e che un po' mi spaventa, è di trovarmici, seppur devastato, boccheggiante, smunto, ma ancora in vita. 

Cosa potrò raccontargli, a questo benedetto me stesso? In che modo potrà guardarmi negli occhi, dopo che l'ho tradito, preso alle spalle e assassinato, quando io avevo la sua fiducia? Ma ho come l'impressione che, dopo un lungo silenzio, sempre in silenzio incamminandoci mi metterà un braccio attorno alla spalla, e in questo modo mi perdonerà. 

Spero solo di avere l'intelligenza di non tradirlo mai più. A riguardo di ciò che farò nella mia vita beh, ti confesso che continuo a non averne la più piccola idea. Tante immagini mi corrono per la mente, ma al solito confuse, sfuggenti.  Non sono abituato a occuparmi di me stesso, questo aspetto dell'esistere è per me una novità. Ma di me, di quello che sono IO, mi pare ormai non ci sia più alcun dubbio: ORMAI E' TUTTO CHIARO CHIARO COME IL GIORNO! 

Non ridere di me, amico mio. Tanto ne abbiamo riso insieme, ricordi? Non piangere... Certo avrai capito che un po' ti sto lasciando... Ma ho la bella impressione che da qualche parte prima o poi, passando, per caso, uno dei due distrattamente adocchierà  l'altro, e riprenderemo a ridere; e questa volta per sempre.

Non esiste una strada sbagliata. Ogni strada ti porterà a una destinazione.


A presto!


Mario Pullini



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giovedì 5 maggio 2011

Gli Affari del Giovane Jonathan McCullogh

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Jonathan prese alla lotteria. Il primo premio. Aveva sentito che in simili circostanze l'ultima delle cose da farsi era di rendere noto il fatto, ma commise un errore madornale presentandosi in pubblico con quello che chiunque, passando di colpo da povertà a ricchezza, comprerebbe subito: un paio di scarpe d'oro massiccio. 


La qual cosa no aveva in sé nulla di così particolarmente eccezionale, non fosse che per i cinque numeri in più rispetto alla misura del suo piede. Era sempre stato uno scialaquatore. Da bambino non riusciva a risparmiare nemmeno un cent della paghetta settimanale, li perdeva regolarmente tutti in sballate compravendite di LSD. 


Ma alla natura non si comanda, e nel pieno dell'adolescenza, aveva allora 32 anni, fece del proprio fiuto una vera e propria professione: - "Trovati un lavoro, Jonathan.." - lo implorava sua madre.. - "Ma io ho un lavoro, sono negli affari.. Compravendite.." - - "Eh, affari.. Ti sembra un affare una locomotiva a vapore del '39?.. A proposito, non può più rimanere in terrazzo.." - - "Ma mamma, l'ho pagata una sciocchezza: 1 dollaro e 25 al chilo.." - - "Sì, ma pesa 37 tonnellate.." - -"Okay, ma trova un prezzo così da qualche altra parte.. Solo ad Atlanta le mettono a 1.90.." - - "Per di più credo che zio sia stufo di tenerti le 24 mucche in giardino.. Ieri l'ho incrociato e s'é voltato dall'altra parte.. Vendile sottoprezzo." - - "Ma non ho cuore di venderle! Quando passo a casa di zio mi corrono tutte incontro.. Si sono affezionate.." 


Era quello che si definisce un perfetto idiota, però aveva un'anima. Un giorno, mentre stava trattando l'acquisto di una partita di vecchi palloni aerostatici, si imbattè in Butch Mellory, suo compagno delle elementari il quale, anni addietro, vedendo per la prima volta la figlia del pastore Stax, Gerda, che nei lineamenti ricordava le teste dell'isola di Pasqua, fu inspiegabilmente colpito dalla sindrome di Stendhal. 


Butch Mellory se la passava piuttosto bene; si occupava di importazione di stoccafisso. Aveva una enorme forza di persuasione: riusciva a convincere interi banchi di quel tipo di pesce a passare spontaneamente il confine territoriale, costituirsi, e stiparsi nelle apposite cassette per il trasporto nei mercati rionali... E tutto per la ridicola percentuale del 3,5 sul totale lordo degli incassi! 


Nel suo ramo era un vero genio. Nel rivedere l'amico dell'infanzia, inseparabile compagno di mille avventure e scorribande, a Jonathan McCullogh venne un groppo in gola e abbracciandolo gli chiese se sapeva le quotazioni delle sedie elettriche. "Jonathan! Come ti va, vecchio mio?" "Bene.. Grazie per l'interessamento, Butch. Tu tutto bene?" "A mille, vecchio mio.. Senti un po' Jo, rispondi: preferisci un uovo oggi o una gallina domani?" E McCullogh: "Domani ho un affare fuori città.. Va bene l'uovo, Butch.. Sei molto gentile. E tu? Ti sei sposato? Hai messo su famiglia?" 


"Ah, non me ne parlare, Jo.. Sono sposato sì.. Ma purtroppo le cose non sempre vanno per il verso desiderato: sai, non abbiamo figli.." "Come mai?" "E' il mio più grande rammarico, Jo.. Ma, cosa vuoi, non me la sono mai sentita di sobbarcarmi le responsabilità di un rapporto sessuale.." "Ti capisco Butch.. Un rapporto sessuale non è certo una locomotiva a vapore, con caldaia appena rifatta, pochi chilometri, di qualche decina d'anni fa ma ancora in buono stato e perfettamente funzionante.. Per caso te ne serve una, Butch?" 


"Noto con piacere che cogli sempre al volo ciò che intendo, Jo, e questo mi riempie di gioia.. Tu piuttosto: ancora sei fidanzato con Juliet?" "Juliet? Ah, sì.. No, non ci vediamo dai tempi della scuola.." "E com'è stato? Sembravate fatti l'uno per l'altra.." "Apparentemente.. Lei adorava gli uomini.. Io impazzisco per le donne.. Avevamo interessi troppo differenti.. Non avrebbe mai funzionato.." E Mellory: "Che mi dici invece di Maria?" ".. Nome proprio di persona femminile, Butch.. Vuoi dire Maria Potter! Si sposò qualche anno fa con un mago illusionista. 


Correvano voci che nell'intimità lui si divertisse a farla sparire in ogni suo atteggiamento: mentre lavava i piatti, rassettava le stanze, stirava finchè un giorno, esausta, lo ammonì che se non l'avesse piantata con simili idiozie prima o poi gli avrebbe giocato lei un bello scherzo, svanendo per sempre.. E così accadde. Il mago sostiene di incontrarsi con lei durante il sonno, ma solo nelle notti di cattiva digestione.. 


E' una storia triste, Butch, ma d'altronde.. Sarebbe potuto capitare a chiunque.. E' la vita.." "Certo Jo.. Uh, mi si è fatto tardi, Jo! Ho un certo affare da sbrigare al porto.. Salutami Juliet, e fatti vivo, vecchio mio, mi raccomando!" "Ok Butch, volentieri.." Mellory se ne va di corsa. "Mi ha fatto piacere rivederti, Butch!.. Non mi vedo più con Juliet..." 


Non esiste una strada sbagliata. Ogni strada ti porterà a una destinazione.


A presto!


Mario Pullini

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lunedì 18 aprile 2011

Zaccaria Hellman, i problemi di sudorazione e la lingua misteriosa.



Zaccaria Hellman aveva un unico grande problema: le donne. Per quante ne conoscesse, non tantissime, non riusciva ad andare oltre il primo appuntamento ("Non sarà per la mia stramaledetta traspirazione?" era arrivato a chiedersi, che in realtà non gli dava tregua nemmeno d'inverno, e anche appena dopo una doccia il suo odore era in tutto e per tutto simile a quello di un facocero dopo un inseguimento nella savana). 


Ognuna difatti, al secondo invito, inventava una scusa o si dava per malata: Jeanette Piccolo si diede per appena sposata.. erano passate due sere dalla prima uscita.. Per onestà, bisogna ammettere che lo scrivano Hellman non ricordava esattamente nell'aspetto Helmut Berger all'inizio della carriera, né possedeva una particolare brillantezza nel dialogo.. 


Aveva però una dote assai singolare e rara, che lo contraddistingueva un po' da chiunque: nelle notti di plenilunio, durante il sonno, parlava una lingua misteriosa. Scoprì di essere in possesso di tale facoltà in maniera del tutto casuale e fortuita. Soffriva egli, difatti, di gassosità intestinale notturna e per potergli prescrivere un'adeguata terapia, il suo medico gli suggerì di registrare su di un nastro un'intera sua nottata. 


Accadde che il Dott. Minster, ascoltando attentamente la registrazione, tra un marasma di rumori di ogni tipo intuisse delle frasi incomprensibili ma di apparente senso compiuto, che volle analizzare con l'attenzione del caso. 


L'evento si allargò su tutto il territorio nazionale e dopo dibattiti e approfondimenti vari i glottòlogi si trovarono unanimemente d'accordo in un'unica conclusione: si trattava di una lingua vera e propria, e sconosciuta nell'intero pianeta. - "Non sarò una specie di medium involontario?" - chiese una mattina, un po' in apprensione, al suo barbiere, il quale invece gli consigliò di sfruttare economicamente il fatto: - "Una cosa più è strana e misteriosa e più attira la curiosità.. Potrebbe partecipare a qualche trasmissione televisiva." 


A Zaccaria non parve un'idea malvagia, tanto che scrisse al Network più importante della sua città e dopo due settimane si ritrovò ospite d'onore di un talk show in prima serata. Gli altri invitati erano un docente di Semantica, uno psicanalista, un mago, un sacerdote e un'astrologa famosa. Chi si trovò davanti al teleschermo, in quella ormai storica sera del 27 luglio, poté assistere a quanto viene riportato appresso: 




"Signor Hellman" aprì lo psicanalista - "Da quanto tempo è soggetto a questo fenomeno?" - - "Beh, che io sappia saranno all'incirca 7 mesi" - rispose Zaccaria, che era ovviamente già alle prese con la sua sudorazione. - "Ha mai partecipato a sedute spiritiche, messe nere, o pratiche occultistiche?" - chiese il sacerdote, che a colpo d' occhio faceva venire in mente il Nosferatu cinematografico di Murnau. - "No, no, anche se fui tentato dal farlo, per chiedere i numeri a una mia zia.. Ma la notte stessa mi apparve in sogno e mi ammonì dicendomi che se l'avessi disturbata per una cosa simile sarebbe ritornata sotto forma di minestra di fagioli.. Sa, io odio i legumi." 


E il professore: - "In questi mesi, Mister Hellman, lei è stato oggetto di studio presso numerosi laboratori di ricerca.. In questo istante la stanno vedendo milioni di spettatori.. La cosa le procurerà sicuramente una certa notorietà: crede che la sua vita, in qualche modo, possa cambiare?" - Interviene il conduttore del programma: - "Mi comunicano che stanno arrivando decine di telefonate di donne che vorrebbero conoscerla personalmente, signor Hellman!" - - "Caro Zaccaria, che botta di fortuna!" - pensava gongolante, - "Fino all'altro giorno rifiutato persino dalla figlia della portinaia, che assomiglia al Golem, e ora.. un sacco di femmine che non chiedono di meglio che conoscerti privatamente!.. Potenza della TV." - 


"Lei sostiene" -, chiese il mago, - "di poter parlare la lingua misteriosa nelle notti di plenilunio e solo durante il sonno: se la sente di sottoporsi a un'ipnosi, ora, in diretta?" - - "Non vedo perché no" - rispose Zaccaria, col pensiero da tutt'altra parte. - "Molto bene" - replicò il mago, - "Siamo fortunati, perché stasera c'è proprio luna piena." - Si provvedette a cambiare disposizione delle sedie, furono abbassate le luci,e il mago prese a fissarlo negli occhi, pronunciando formule rituali: 


"Ma cosa si crede di poter fare, questo pagliaccio?" pensava scettico lo scrivano, - "Spero solo che la cosa non mi procuri dello scredito presso il mio pubblico femminile.." - Tre secondi dopo Zaccaria Hellman era in istato di ipnosi totale, con gli occhi sbarrati e l'espressione assente: - "Parla, ti ordino, nella tua lingua arcana!" pronunciò imperioso il negromante. 


"..Sss.. Trt.. Guioo... Daa.. da bambino mentre.." - - "Mentre? Mentre cosa?" - chiese invasato l'ipnotizzatore.. - "Crr.. freeiustra.. Mentre.. nonna Gerda dormiva.. alep patavem.. fetrearipartef.. mi.. masturbai con la sua tremula mano.." - - "Discerni dal passato, o mente sublime!!" - urlò lo stregone.. - "Sz priusta velamisarocuti.. Sonà rizzeri meunta crapatinia: skatalà!" - E il fattucchiere: - "Al tre batterò le mani e ti ridesterai come se nulla fosse accaduto: uno... due... tre!" - Niente.


Ho detto ti sveglierai come se nulla fosse accaduto.. Uno, due.. e tre!!" - Zaccaria Hellman continuava a fissare l'obiettivo della telecamera con l'espressione di chi è stato colpito da paresi facciale. Al terzo, inutile, tentativo il mago fu portato via a braccia che urlava formule magiche, e rinchiuso in manicomio presso il reparto 'parapsicologi e operatori dell'occulto' mentre dello scrivano la mente, distaccata per sempre dal resto, vagò nel nulla fin quando, risucchiata in una breccia spazio-temporale senza possibilità di uscita, prese ad aleggiare sull'isola di Lesbo al tempo di Saffo, svolazzando sul Tiaso delle fanciulle.. Il suo corpo si trova a tutt'oggi presso il reparto vivisezione del Centro di ricerca per la cura delle patologie degli animali. 


Non esiste una strada sbagliata. Ogni strada ti porterà a una destinazione.


A presto!


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mercoledì 13 aprile 2011

Da grande voglio fare l'Astronauta!


La scelta della professione è sempre un momento assai delicato nel corso della vita. Non sempre, difatti, riusciamo ad indovinare al primo colpo quella che è la nostra vera inclinazione; alle volte sono necessari degli anni e svariati tentativi corrispondenti ad altrettante professioni per centrare, finalmente, il nostro obiettivo. 

Aaron Ackerman, tanto per citare un caso, si incaponì di voler a tutti i costi fare l'astronauta: studiò per anni, ne fece quel che si dice una vera e propria malattia ma niente.. di poter fare quel mestiere pareva proprio non ci fosse verso. Ma, come volevasi dimostrare, fu sufficiente che egli aggiustasse di poco il tiro per centrare quella che, proprio dietro l'angolo, era la sua vera vocazione: e oggi, difatti, è splendido calzolaio in Park Avenue. 

Vittima di un equivoco fu invece il Prof. Ettore Peraturo, per fare un altro nome, noto pedagogista, per anni propugnatore della Pansòfia come ideale surrogato della ciambella tradizionale: durante l'ultimo Congresso Mondiale di Pedagogia gli venne spiegato una volta per tutte che la Pansòfia di Comenio era un principio didattico e non un dolce bulgaro.. Tale fu la delusione che lo scienziato perse ogni interesse per la Pedagogia e aprì un laboratorio di pasticcere nell'immediata periferia di Zagabria. 

Non tutti, comunque, sono fortunati allo stesso modo. Può verificarsi, purtroppo, che la convinzione di essere sulla strada giusta unita all'orgoglio personale possano fare si che il malcapitato spenda anche una vita intera a tentare quello che con ogni probabilità non riuscirà mai a fare se non mediocremente. 

Basti, ad esempio, pensare a Mozart. In verità, siamo noi in grado di poter affermare con certezza che la musica fosse la sua vera strada? Chi può sostenere fermamente che non sarebbe potuto diventare invece un eccellente ristoratore? La vita è strana. E' breve, soprattutto. Uno compra e vende azioni tutta una vita, per accorgersi quando ormai è troppo tardi di essere nato per collezionare guasti orologi da taschino.. 

Vi sono degli accorgimenti che possono aiutarci, ad ogni modo, a fare chiarezza. Prestando la dovuta attenzione, anche dei semplici dettagli, nella loro insignificanza, possono assumere peso rilevante al fine di capire meglio il nostro stato attuale. Esempio: se la nostra auto è una Bentley, l'autista ha per nome Jeeves e il Presidente dello Stato in cui viviamo alle cinque del pomeriggio ci attende per la consueta partitina a bridge, quale che sia il nostro impiego in società perde prepotentemente l'impellenza di grado primo. 

Non esiste una strada sbagliata. Ogni strada ti porterà a una destinazione.


A presto!


Mario Pullini


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lunedì 11 aprile 2011

La Festa Di Compleanno E La Riunione Dei Parenti



Il compleanno è sempre un momento di allegria e spensieratezza e motivo di riunione dei parenti. E anche in quell'occasione, come ogni anno, la grande casa in collina fu allietata dalla presenza di zii, nonni e cugini. Tra tutti spiccava, come al solito, per simpatia e loquacità lo zio Randolph, che a distanza di trent'anni ancora si vantava di avere in gioventù fatto il cinema.. Quello del suo paese: era muratore. 


E sua moglie, la zia Gerda sorella di mio padre, osservando la quale da vicino prendeva corpo la teoria della discendenza del genere umano dai batteri. .. I gemelli Rick e Dick, loro figli: si diceva vivessero in totale simbiosi, al punto che se Rick si infilava le dita nel naso era Dick poi a prendersi un manrovescio dal padre.. 


Mancava purtroppo nonna Jolanda, passata da qualche anno a miglior vita: aveva preso difatti al totocalcio e s'era trasferita a Miami. Ogni anno ci manda una sua foto in top-less e senza dentiera.. Credo per dispetto.. E sul suo sdraio d'ordinanza il vecchio Barton, mio nonno, grande invalido civile: era sempre stato famoso per la sua grande civiltà. Al suo passaggio difatti la gente si scappellava e diceva: "Che grand'uomo.. Quant'è civile!" Invalido lo era da sempre. Nel senso che non era buono a fare nulla.. Ma nulla in assoluto. E' dall'età di dodic'anni che se ne sta sul suo sdraio da mattina a sera sospirando: "Ah! Ai miei tempi.." 


E zia Ronda, sorella di mia madre: asciutta e longilinea era sempre stata le 'bella' di famiglia.. Peccato per quella paresi facciale che da cinque anni le faceva assumere l'espressione a metà tra un totem e le teste dell'isola di Pasqua.. Ma la mia preferita era da sempre la cugina Doroty, per la quale avevo una cottarella mai confessata, le cui misure 140 - 60 - 120 e il quoziente intellettivo prossimo allo zero le valsero il primato di maggiorata e minorata a un tempo.. 


Suo padre, lo zio Valdo, è una persona di una certa importanza: botanico, a lui dobbiamo l'introduzione della gramigna, che per primo coltivò ottenendo eccellenti risultati.. Il suo unico, grande rammarico era che il giorno fosse composto di 24 ore anziché 26: "E' un vero peccato.." soleva ripetere sospirando, "In quelle due ore avrei potuto schiacciare dei fantastici sonnellini.." Che quadretto.. Ah, dimenticavo Lester, il fidanzato di Doroty: s'era messo in testa di eliminare il genere umano dalla faccia della Terra tranne se stesso e lo storpio Gluck, che sapeva raccontare bene le barzellette.. 


Aveva messo a punto un piano consistente nello sterminio di cinque individui per volta: "Ma di questo passo ti ci vorranno centinaia d'anni!" gli mosse contro suo fratello Jim, "Non ti ci mettere neppure.." E Lester: "Ma come sei disfattista.. No, dico, si può ragionare così? Tipica mentalità del 'tutto e subito' senza sudarsi il risultato?! Mi dai il vomito, Jim.. Le persone come te sono solo un danno per la società.." 

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sabato 9 aprile 2011

Gli Esperimenti Del Giovane Melvin Tripper


Melvin Tripper attraversò un momento di profonda depressione quando scoprì di non essersi laureato in ingegneria, e che con una laurea in psicologia non era possibile gestire un grande reattore nucleare: "Com'è potuto accadere?" si chiedeva smarrito, "Eppure gli esami mi pareva fossero quelli.." 

Cercò di non farne una malattia e attribuì il fatto alla sfortuna, (era lui difatti un fatalista puro che credeva in un Universo governato dal caso, eccezion fatta per le migrazioni dei Germani Reali: "Nessuno riuscirà mai a levarmi dalla testa che ci sia l'interesse di qualche multinazionale sotto.." amava ripetere) e assecondò quel sentimento sopito ma ineluttabile che aveva ereditato dal padre, e che fin dalla più tenera età non poteva tenerlo per più di un giorno lontano dagli adorati campi di soja: "La soja è tutto" soleva pronunciare a fine di ogni discorso.. "Certo, non è una Pontiac cabriolet, però è una piantina onesta, di poco consumo e che si presta volentieri alla coltivazione". 

Nella sua formazione di adolescente decisiva fu la figura del padre: persona schietta, concisa, di sani principi e ideali Arthur Tripper era il classico uomo d'altri tempi. La di lui seguente frase: "Ricorda Melvin, la vita è una giostra a dondolo" impressionò positivamente il giovane Tripper, fino al giorno in cui venne a sapere che lavorava in un'azienda che produceva attrezzature per giardini d'infanzia. 

Ma il salto vero e proprio è da ricercarsi attorno al diciottesimo anno d'età, quando il giovanotto Melvin, in preda ai primi appetiti sessuali, ormai preludeva al geniale uomo di scienza. Le ragazze con cui usciva, difatti, stentavano a capire se fosse un soggetto a dir poco interessante, affascinante, un'isola di verde nell'oceano grigio della mediocrità maschile oppure semplicemente deficiente. 

Facile giudicarlo sulla base dei primi sfortunati esperimenti di biogenetica sulle lumache senza tener conto del limitato parco strumenti a disposizione, quando per primo tentò la clonazione di una chiocciola con sole tenaglia e mazza da calderaio: "Se solo avessi avuto una morsa.." sospira a distanza di quarant'anni con grande rammarico. 

Riportiamo appresso la testimonianza di Merjery Mitchell, amica e attuale compagna del professore: "Era l'estate del '53. Melvin, mi ricordo, era felice a causa dei primi risultati ottenuti con le lumache. Passeggiavamo spensierati mano nella mano lungo un argine quando, ad un tratto, si bloccò e mi fissò negli occhi, ammonendomi di non fare parola a nessuno e per nessun motivo di ciò che stava per dirmi. 

In quel periodo Melvin stava conducendo degli studi fluviometrici, e mi confidò che dopo alcuni giorni di febbrile lavoro e intuizioni continue poteva sostenere con sicurezza che con una semplicissima costruzione a semicerchio di mattoni posta tra una sponda e l'altra, si sarebbe finalmente potuto attraversare il fiume senza ogni volta bagnarsi scarpe e calzoni. 

Quando gli dissi che già esisteva e che si chiamava ponte sulle prime non volle credermi, poi andò in escandescenza e da allora, ogni mattina di buon'ora, Melvin si alza per primo dicendomi: "Rimani pure a dormire.. Vado io a ritirare il latte". In realtà, io so che va in giardino a caccia di ragni che mi infila poi di sorpresa nella schiena scoppiando in una fragorosa risata". 

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domenica 3 aprile 2011

Archibald Scopre Che Deve Morire





- "Dottore, la prego di essere sincero fino in fondo. 
Ho ormai quarant'anni, e per quanto tragica possa essere la diagnosi sono maturo abbastanza per poterla sopportare.." 
- "In effetti dovrò essere franco con lei, signor Orowitz. 
Abbiamo valutato con estrema attenzione le sue lastre e le analisi, e temo di poter ammettere con sicurezza che non le restano da vivere che una cinquantina d'anni." 
- "Davvero, dottore?" 
- "Sì. Coraggio.. Cerchi di vivere il più serenamente possibile il tempo che le resta." 


Folgorato dalla notizia, Archibald vagò per la città fino a tarda sera, attanagliato dall'idea della fine: - "La gente muore, okay, questo si sapeva, ma perché deve toccare anche a me?" - Non fosse stato perché era digiuno dalla mattina, avrebbe anche commesso una sciocchezza, impiegandosi in una banca. 


Ma, seppure in preda al panico, una mente raziocinante non può non rimanere tale anche in circostanze drammatiche come questa. Entrò in una trattoria, e vide seduto ad un tavolino un prete che consumava un pasto frugale. 


- "Padre" -, disse rivolgendoglisi, - "Un giorno morirò.." 
- "Tutti moriremo figliolo, prima o poi", replicò il prete. 
- "E' morto anche Gesù Cristo, nonostante la paternità.. Tu hai qualche raccomandazione da più in alto?" 
- "Nessuna raccomandazione" 
- "E allora mettiti in fila e rassegnati, ragazzo.." 
- "Ma io non voglio morire.. Non posso. Pensi alle occasioni che perderei alla lotteria.." 
- "Ti capisco, ma non posso proprio aiutarti.." 
- "Ma Dio esiste, padre?" 
- "Che razza di domanda è questa? Certo che esiste! Cosa mi tocca sentire.. Ma come credi che abbia potuto trovare quel posto in Comune mio fratello? E' sempre stato un idiota.. Il più idiota di tutta la famiglia." 


Per niente rassicurato dalle parole del sacerdote, Archibald continuò a girare per la città senza una meta. - "Come tutto appare più bello e prezioso" - pensò guardando i cumuli di immondizia sotto i palazzoni grigi ricoperti da scritte e murales. - "Tutto questo continuerà a esistere anche senza di me. Miliardi di persone continueranno la loro esistenza e io non ci sarò.. Che resterà di me?" - si chiedeva amareggiato. 


Passò davanti a un museo e vi entrò. Si soffermò davanti ad un dipinto di Kandinsky e pensò: - "Questi quadri, per esempio.. Chi li ha fatti è tutta gente morta da un sacco di tempo; però si continua a parlare di loro., e chissà per quanto tempo ancora... Dante Alighieri, Mozart, Leonardo Da Vinci hanno lasciato delle opere d'arte che li hanno resi immortali.. Ma di me cosa rimarrà, a parte quel maledetto debito con mio cognato?" - 

Non esiste una strada sbagliata. Ogni strada ti porterà a una destinazione.


A presto!


Mario Pullini

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